Scoprire di essere gay

Scoprire di essere gay: la storia di Chiron

Scoprire di essere gay

Spesso accettare quello che siamo non è facile!
Cosa ci succede se scopriamo di essere gay ma facciamo fatica ad integrare questa parte nella nostra
identità?
Di questo racconta un bellissimo film del 2016, di cui vi consiglio caldamente la visione: si chiama
“Moonlight”, ha vinto tre premi oscar ed è stato ampiamente accolto dalla critica.
Racconta la storia di Chiron (si legge Sheiròn), un ragazzo che vive nei quartieri poveri di Miami,
partendo dalla sua infanzia, attraversa la sua adolescenza ed arriva al suo essere uomo.

Chiron appare, sin da piccolo, come un ragazzo spaventato: chiuso nel suo profondo silenzio, cerca
di fuggire da se stesso. E’ un bambino che, come quando impara a nuotare, oscilla fra la curiosità di
addentrarsi in un aspetto nuovo della sua vita e la paura di farlo. Rimane bloccato in questo conflitto
dai primi momenti in cui inizia a percepire la sua sessualità, fino alla vita adulta, durante la quale
cerca di combattere contro l’identità che gli appartiene ma che, ancora, lui stesso non accetta.
Chiron si reprime per tutta la vita, è sopraffatto dal giudizio interno nei confronti della sua
omosessualità, che non si permetterà di vivere fino alla fine del film, se non in un’unica scena …
ma su questo non vi svelo altro.

Chiron soccombe alla paura di essere gay: “Per tanto tempo ho cercato di non pensarci …”,
afferma il protagonista nell’ultima scena del film. Autocritico, auto castrante, persecutore di se
stesso, si riflette negli occhi dei bulli che lo vessano, vittima di una perenne confusione di identità
che non gli permette di essere se stesso, di esistere e di vivere. L’ossessione di essere gay, la
difficoltà ad accettare questa natura e l’atteggiamento auto critico che ne consegue si esprime con il
termine di “omofobia interiorizzata”.

Il film riesce molto bene a trasmettere l’idea che l’omofobia interna non riguarda tanto il sesso, ma
la concezione di sé.
Inizia a svilupparsi prima di diventare pienamente consapevoli della propria sessualità. Inizia con la
sensazione di essere diverso, di una diversità sbagliata, da tenere segreta. In una persona
omosessuale, l’omofobia interna è qualcosa che dà forma alla propria identità e all’idea che ha di se
stesso, in modo radicale e profondo.

L’ omofobia interna è un’espressione che indica l’insieme dei sentimenti e atteggiamenti negativi,
dal disagio al disprezzo, che una persona omosessuale può provare, in maniera più o meno
consapevole, nei confronti della propria omosessualità. Le caratteristiche associate all’omofobia
interiorizzata sono una scarsa accettazione di sé, sentimenti di incertezza, inferiorità e vergogna,
incapacità di comunicare agli altri il proprio orientamento, convinzione di essere rifiutati a causa
della propria omosessualità. Ne deriva la sensazione di “non avere le carte in regola”, sensi di colpa

e convinzioni che essere gay determini uno stato di solitudine e comporti una vita che non potrà mai
essere soddisfacente e piena (“Citizen gay”, Lingiardi, 2007) … convinzioni che hanno un alto
costo in termini di benessere psicologico, che ti portano ad isolarti o a vivere nascondendoti,
mascherandoti.

A questo proposito nel film, Kevin, omosessuale, unico amico di Chiron, verbalizza questo vissuto
chiaramente, riferendosi all’età in cui non riusciva ad accettare la propria omosessualità: “Io non
valevo un cazzo, tiravo avanti, sopravvivevo e basta, non ho mai fatto una cosa che volessi
veramente fare, ho fatto quello che la gente si aspettava dovessi fare, non sono mai stato me
stesso!”.

L’omosessuale omofobo è inevitabilmente condizionato, dal giudizio e dalla difficoltà di
accettarsi, nella sua crescita e nel suo sviluppo psicologico e affettivo, nella formazione della sua
personalità e nelle relazioni personali. La paura o la convinzione di essere malato possono
affliggere la persona fino al punto da spingerla a contrastare o a mascherare completamente la
propria identità, come Chiron rappresenta bene.

Mi è rimasta impressa un’immagine della parte finale del film, quando Chiron, da adulto, indossa la
maschera del duro, rappresentata nel suo culmine da una specie di “dentiera” d’oro che si applica in
bocca. Una maschera, scomoda ed eccessiva, che non solo copre ma deturpa una sua naturale e
semplice bellezza, forse a lui serve per sentirsi forte e difeso. Quando l’amico d’infanzia lo rivede
dopo molti anni, esprime la sua perplessità sul modo in cui Chiron ha scelto di apparire e gli chiede
cosa sia diventato, portando Chiron a riflettere su di sé.

Non è in dubbio che la crescita della persona e la formazione della propria identità avvenga quasi
sempre in un clima di stress, a causa sia di fattori esterni che interni. A volte è un amico che ci aiuta
a rivedere la nostra auto percezione, a volte è uno sconosciuto o un insegnante, uno psicologo, uno
scrittore, talvolta un genitore. Chiron, ad un certo punto, ritrova Kevin, l’unica persona con cui era
riuscito a lasciarsi andare anni prima, da quel momento inizia onestamente a parlare di sé, a
confrontarsi, a rispecchiarsi in qualcuno che ha smesso di fingere di essere un altro e ha iniziato a vivere la sua vita.


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Renata Di Grazia

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